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Funzioni esecutive e terza età: quali cambiamenti?

Le funzioni esecutive costituiscono un concetto psicologico di tipo multidimensionale, ovvero definisce una serie di processi cognitivi di “ordine superiore”, che vanno oltre le capacità di base come il linguaggio, che consentono di mettere in atto dei comportamenti adattivi, cioè dei comportamenti funzionali al raggiungimento di un obiettivo in maniera autonoma. Sono quindi tutte quelle capacità che ti permettono di essere efficiente nella quotidianità e di compiere compiti complessi, ancor più se ti trovi in situazioni nuove e non quindi di routine.   Quali processi cognitivi comprendono le funzioni esecutive? Normalmente quando si parla di funzioni esecutive si fa riferimento a queste capacità (gli esperti stessi non sono d’accordo sulla definizione): memoria di lavoro: è la capacità di mantenere delle informazioni nella propria memoria per un periodo limitato di tempo con l’obiettivo di utilizzarle in vista di uno scopo. Se ad esempio chiedi indicazioni stradali per raggiungere un luogo, a meno che non usi carta e penna per appuntartele, dovrai utilizzare la tua memoria di lavoro per ricordarti che ad esempio prima dovrai svoltare a sinistra, allo stop svoltare a destra, alla rotonda andare dritto ecc… l’attenzione selettiva e sostenuta: è la capacità di focalizzare la propria attenzione su uno stimolo e mantenerla per un certo periodo di tempo. Se ad esempio non vorrai perderti nessuna notizia del telegiornale dovrai mantenere un buon livello di attenzione per non farti scappare nessun dettaglio. pianificazione: si tratta della capacità di creare uno schema, di definire tutti i passaggi e le azioni necessarie per raggiungere un obiettivo. Questo implica ponderare bene le opzioni disponibili. Se ad esempio si deve preparare una ricetta occorre pianificarne l’organizzazione e se si dispone di poco tempo valutare quale metodo di cottura sarà il più veloce. decision making e problem solving: ovvero la capacità di prendere decisioni e risolvere problemi. automonitoraggio: ovvero la capacità di osservare il proprio operato come se lo si guardasse dall’esterno. Questo ti consente ad esempio di autocorreggerti quando ti rendi conto di aver commesso un errore. inibizione: è strettamente collegata all’attenzione in quando rappresenta la capacità di focalizzarsi su uno stimolo senza che altri interferiscano. Informazioni irrilevanti vengono bloccate affinché inibisci e dunque eviti o blocchi una certa azione. flessibilità: è la capacità di essere flessibili, dunque di adattare e modificare il proprio comportamento in base al compito richiesto e al contesto in cui ti trovi. Se ad esempio devi recarti in un luogo ma la batteria della macchina si scarica, e non vorrai rinunciare, dovrai flessibilmente trovare delle strategie alternative come andare in bicicletta, usare i mezzi pubblici o farti dare un passaggio da qualcuno.   Cosa accade a queste abilità nella terza età? Le funzioni esecutive sono delle abilità che non sono stabili nel tempo: evolvono e si modificano. Tendono a svilupparsi fino al periodo dell’adolescenza per poi consolidarsi e subire in seguito un decremento intorno ai 60 anni. È bene però sottolineare che non per tutte le persone è così e soprattutto non tutte le funzioni seguono lo stesso percorso. Con l’avanzare dell’età mediamente le funzioni che tendono ad indebolirsi sono soprattutto la memoria di lavoro, la pianificazione, l’inibizione e la flessibilità.   Se vuoi conoscere lo “stato di salute” delle tue funzioni esecutive e più in generale delle tue funzioni cognitive, puoi contattarci per una valutazione neuropsicologica e magari intraprendere un percorso per allenarle. Per approfondire: https://www.stateofmind.it/tag/funzioni-esecutive/ https://qi.hogrefe.it/rivista/le-funzioni-esecutive-aspetti-cognitivi-e-motivazionali-necessar/

Incidenti domestici, come prevenirli?

Una prudente gestione della casa e la cura dei punti più esposti ai rischi aiutano a evitare situazioni dai risvolti talvolta drammatici: gli incidenti domestici. Quando succedono queste brutte esperienze molte persone pensano a quanto sono stati sfortunati e che la causa sia la cattiva sorte. In realtà sappiamo che è possibile prevenire la maggior parte degli incidenti domestici, il segreto sta nel prendere in esame quali sono i “punti deboli” della propria casa e del proprio comportamento a cui prestare attenzione. Vediamoli insieme: Impianto elettrico Per mettere in sicurezza questo ambito non basta far realizzare l’impianto elettrico da personale competente, e secondo le norme infortunistiche, ma occorre anche adottare delle semplici regole di comportamento e di prudenza. Basti pensare che gli incidenti domestici più pericolosi sono quelli che avvengono in bagno. L’acqua, che è un ottimo conduttore di corrente, può favorire il passaggio della corrente elettrica. E’ dunque importante tenere lontano dall’acqua qualsiasi apparecchio elettrico, come l’asciugacapelli. Mai utilizzarlo con le mani bagnate perché potrebbe essere davvero pericoloso.   Impianto a gas Un impianto realizzato nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza, e tenuto costantemente sotto controllo, è già indice di una buona prevenzione. Inoltre, l’odore caratteristico del gas consente di individuare qualsiasi tipo di perdita e quindi di correre ai ripari. Tuttavia, può accadere che con l’avanzare dell’età l’olfatto diventi meno efficiente, e dunque la nostra capacità di percepire il tipico odore diventa meno affidabile.     Tra le cause frequenti degli incidenti domestici ci sono anche i comportamenti sbagliati dovuti alla fretta, alla stanchezza e alla disattenzione. Eccoti qualche piccolo suggerimento utile: abbassa sempre le tapparelle quando pulisci i vetri delle finestre; privilegia la scala agli incerti sgabelli quando devi raggiungere piani alti; non improvvisare scale di fortuna quando devi pulire i lampadari; non toccare mai prese, spine, lampadine ecc. con le mani bagnate ed eventualmente stacca l’interruttore generale; infila i guanti di gomma quando pulisci affettatrici, coltelli elettrici e tutti gli oggetti dotati di lame taglienti; chiudi sempre le ante degli armadietti dopo averli puliti: gli spigoli sono molto pericolosi; non improvvisare cocktail di detersivi liquidi (ammoniaca con candeggina, acido muriatico ecc.) le cui esalazioni potrebbero causarti gravi intossicazioni; fai attenzione a prendere i farmaci esattamente come indicato. Se prendi più di un farmaco, utilizzare un organizzatore giornaliero delle pillole in modo da poter tenere traccia di ciò che è necessario prendere e se lo hai assunto. rimuovi pericoli di inciampo come ingombri, tappeti. Per concludere, se non vuoi incorrere in incidenti domestici i nemici da combattere sono soprattutto la distrazione e il voler fare più cose contemporaneamente. Con il passare degli anni la memoria di lavoro per funzionare bene ha bisogno di un tempo maggiore per fissare le informazioni da ricordare, quindi meglio evitare di fare più cose nello stesso tempo perchè affaticheresti la tua mente aumentando così il rischio di distrazione e dunque la possibilità di incorrere in incidenti domestici.

Perché è importante tramandare le ricette di famiglia?

Qualche tempo fa mentre passeggiavo vicino agli orti cittadini, ho sentito un odore di pomodori freschi che mi ha catapultato in un ricordo della mia infanzia. Da bambina giocavo nell’orto di una zia anziana con le mie sorelle e nelle giornate assolate e spensierate ci rincorrevamo tra le piante di pomodoro. E poi ricordo mia nonna che ci chiamava quando il pranzo era pronto in tavola e allegramente gustavamo il sugo cucinato con i pomodori freschi che profumava di basilico. Che bei ricordi! Questo ricordo è un pretesto per parlare delle ricette di famiglia e del perché è importante tramandarle di generazione in generazione. 3 buoni motivi per tramandare le ricette di famiglia 1) tramandare le ricette di famiglia aiuta a mantenere la mente attiva. Quando devi spiegare il procedimento per realizzare una ricetta, stimoli diversi processi cognitivi: ad esempio l’attenzione, la concentrazione, la memoria e il ragionamento logico, che ti guida nell’elencare la precisa quantità e la giusta sequenza degli ingredienti. Se anziché spiegare la ricetta a voce la scrivi su un foglio, devi esercitare uno sforzo cognitivo maggiore che tuttavia avrà un valore affettivo per chi lo leggerà. 2) cucinare insieme ai propri affetti una ricetta della propria tradizione familiare è un’esperienza unica perché trasmette un senso di condivisione e di vicinanza affettiva, che riempie il cuore e alimenta i ricordi positivi. 3) cucinare una ricetta di famiglia può avere un effetto rassicurante, perché rinforza un’abitudine che ci regala un senso di appartenenza al nostro clan familiare e ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. Per concludere, oggi ti ho parlato delle ricette di famiglia perché ci tenevo a dirti che la felicità è fatta di piccole cose e nei momenti di incertezza avere delle buone abitudini che ci riportano alla nostra storia familiare, può donarci un senso di sicurezza e di serenità. Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi conoscere i più apprezzati blog di cucina di tradizione e a conduzione familiare, puoi cliccare qui.

La valutazione neuropsicologica nell’anziano: il check-up della tua mente

Anche se il nome può incutere un po’ di timore per la sua complessità, la valutazione neuropsicologica nell’anziano in realtà costituisce un ottimo modo per avere un quadro completo dello stato di salute delle tue funzioni cognitive in questo momento. Ma più nel dettaglio cosa intendiamo per valutazione neuropsicologica? A livello fisico periodicamente dovresti effettuare dei check-up, ovvero dei controlli per monitorare ad esempio lo stato di salute del tuo cuore, il livello di glicemia nel sangue, ecc… ecco, allo stesso modo la valutazione neuropsicologica ti consente di effettuare un check-up del funzionamento della tua mente. Questo può essere effettuato per differenti motivi: – in termini preventivi, consente di comprendere come sta invecchiando la tua mente e, qualora presentasse qualche normale “acciacco” legato all’età e ne avessi voglia, potresti intraprendere degli incontri per tenerla in allenamento e potenziarla. Intervenire in termini preventivi, però, potrebbe anche voler dire intervenire tempestivamente nei casi di un sospetto decadimento cognitivo patologico, ad esempio nei casi di demenza, che richiederebbe inoltre ulteriori approfondimenti coinvolgendo ad esempio anche i familiari. – in termini riabilitativi, consentirà di analizzare il funzionamento della mente in seguito ad una lesione cerebrale (es. in seguito ad un ictus) nell’ottica di impostare un intervento finalizzato a ripristinare il più possibile le funzioni danneggiate. È molto importante sottolineare che una valutazione di questo tipo non ti consentirà solo di comprendere quali funzioni sono maggiormente fragili o deteriorate, ma anche quali risultano, invece, maggiormente preservate costituendo i tuoi punti di forza. Quali funzioni vengono valutate? E in che modo? Normalmente le funzioni maggiormente indagate sono in parte anche quelle che più comunemente vanno incontro ad un indebolimento con l’avanzare dell’età: – la memoria – il linguaggio (comprensione e produzione linguistica) – il ragionamento logico – l’attenzione – l’orientamento nel tempo e nello spazio Prima di cominciare la valutazione il clinico effettuerà l’anamnesi, ovvero raccoglierà la tua storia clinica (i tuoi dati personali, lo stato di salute, il livello di istruzione, la professione svolta, ecc…) e ti chiederà il motivo per cui vuoi effettuare questa valutazione: questo servirà per integrare i dati ottenuti nelle varie prove ed avere un quadro più completo. In seguito ti verrà proposta una “batteria” di test, ovvero una serie di prove che andranno a valutare le funzioni appena elencate. Al termine ci sarà un momento di “restituzione” in cui verrà comunicato il profilo di funzionamento emerso. E le tue funzioni cognitive come stanno? Se sei curioso di scoprirlo contatta il nostro centro: da lunedì 8 giugno a lunedì 15 giugno 2020 verranno effettuati degli screening gratuiti in occasione dell’evento della “Settimana del Cervello”. Per maggiori informazioni clicca qui

Il segreto della felicità è la gratitudine

Scrive Ralph Waldo Emerson, filosofo statunitense: “Coltiva l’abitudine di essere grato per ogni cosa buona che ti arriva, e a ringraziare continuamente. E siccome ogni cosa ha contribuito al tuo avanzamento, dovresti includere nella gratitudine tutte le cose”. La gratitudine è un sentimento positivo che può arricchire la tua vita, e che non equivale solo ad essere grato per ciò che hai, ma è uno stato d’animo che viene dal profondo di te stesso e si manifesta anche con un gesto di apprezzamento e di gentilezza verso gli altri. La psicologia positiva, un movimento che studia i fattori utili a migliorare il benessere delle persone, si è occupata della gratitudine. Di seguito puoi leggere una ricerca interessante. Gli psicologi Robert Emmons dell’Università della California e Michael McCollough dell’Università di Miami hanno diviso in gruppi i partecipanti di una ricerca e chiesto loro di scrivere alcune frasi tutti i giorni e per 10 settimane. Al primo gruppo di soggetti è stato chiesto di scrivere delle frasi che riguardassero cose di cui erano grati. Al secondo gruppo di soggetti è stato chiesto di scrivere frasi che riguardassero eventi di cui erano dispiaciuti. Infine, al terzo gruppo di soggetti è stato chiesto di scrivere frasi che riguardavano eventi accaduti durante la settimana, senza riferire indipendentemente dal fatto che fossero positivi o negativi. Al termine delle 10 settimane, ai partecipanti è stato chiesto di indicare come si sentivano sul piano fisico e più in generale nella loro vita. Ebbene, dai risultati dello studio è emerso che il gruppo di soggetti ai quali era stato chiesto di scrivere le frasi di eventi di cui erano grati, si sentiva più ottimista ed era più attivo fisicamente. Ma come coltivare la gratitudine nella tua vita? Metti al centro della tua vita la riconoscenza, scrivendo un diario della gratitudine. La gratitudine è un piccolo seme che va coltivato se vuoi che diventi una pianta forte e robusta. Dedica del tempo per scrivere sul tuo diario cinque cose di cui sei grato. L’obiettivo dell’esercizio è ricordare un buon evento, un’esperienza, una persona o una cosa della tua vita, grande o piccola che sia. Abituati a scrivere il diario a fine giornata, prima di andare a letto. Ricorda che anche nelle giornate difficili c’è sempre qualche cosa di cui essere grati nella vita. Può anche essere utile rileggere il tuo diario per ricordarti i momenti piacevoli della tua quotidianità. Ecco alcuni suggerimenti per scrivere al meglio il tuo diario:   sii preciso: la frase: “sono grato perché mercoledì la mia nipotina è venuta a trovarmi e mi ha messo allegria” è più efficace di: “sono grato per la mia nipotina”; sii grato anche per le conseguenze negative che hai evitato, sfuggito, o sei riuscito a prevenire o trasformare in qualcosa di positivo: non è sempre questione di fortuna, ma la conseguenza di azioni volontarie. assapora gli eventi inaspettati. L’effetto sorpresa è in grado di suscitare intensi livelli di gratitudine; scrivi regolarmente. Decidi quando scrivere, se tutti i giorni, a giorni alterni o una volta alla settimana, poi mantieni l’abitudine nel tempo; considera gli eventi positivi che ti accadono come doni della vita. Ti aiuterà ad assaporarli fino in fondo e a non darli per scontati. Ora non ti resta che iniziare a scrivere. Procurati un quaderno e prenditi un po’ di tempo per fermarti a riflettere. Ti basta trovare un luogo tranquillo e fermarti a sentire la gratitudine.

“La curiosità non invecchia”: recensione di un libro

“Il desiderio non ha età” è il titolo del primo capitolo del saggio di Massimo Ammaniti, noto psicanalista italiano che in “La curiosità non invecchia. Elogio della quarta età” offre interessanti spunti di riflessione sulla vecchiaia, partendo dalla testimonianza concreta di persone ultraottantenni. Ho avuto il piacere di imbattermi in questa lettura qualche tempo fa e il titolo del libro mi ha ricordato una frase ricorrente di mia madre: “la curiosità mi mantiene viva e interessata, mi fa riscoprire e apprezzare ogni giorno la bellezza nelle piccole cose della vita“. Perché è così importante coltivare la curiosità nel corso della vita? Secondo Ammaniti la curiosità, intesa come desiderio di fare nuove esperienze e di ampliare le proprie conoscenze, è un approccio alla vita che permette di vivere intensamente il presente, nonostante le limitazioni legate all’età. E’ fondamentale imparare a guardare con occhi diversi e senza pregiudizi ciò che ci circonda e noi stessi, per poter riconoscere il nostro essere unici anche nell’età della vecchiaia. Di questo saggio ho molto apprezzato le sfaccettate e profonde riflessioni delle persone intervistate, inframmezzate dai puntuali commenti e dalle stimolanti spiegazioni scientifiche di Ammaniti. In particolare, vorrei evidenziare la riflessione dell’autore sul rapporto tra la curiosità e l’entusiasmo: l’entusiasmo è la tonalità emotiva che accompagna la curiosità perché rappresenta la spinta ad aprirsi a nuove esperienze e conoscenze e inoltre aiuta il successivo consolidarsi dei ricordi. E’ proprio l’aspetto della conservazione dei ricordi ad assumere un particolare significato nell’età della vecchiaia, quando – per concludere con le parole di Ammaniti – “la memoria recente e la memoria di fissazione tendono ad indebolirsi, perché allora la curiosità diventa una sorta di zoom che permette di mettere a fuoco persone, esperienze e stimoli, e ne facilita il ricordo. In altri termini, la curiosità è un antidoto contro l’indebolimento della memoria tipico della vecchiaia e rappresenta un approccio che rende più piacevole l’ultima stagione della nostra vita”.   Con questo articolo spero di aver stimolato la tua curiosità. Se vuoi leggere il saggio di Ammaniti, lo trovi qui

Il modello bio-psico-sociale: una nuova frontiera per la tua salute

Il concetto di salute ha affrontato un processo di cambiamento nel corso del tempo. Comunemente veniva associato all’assenza di malattia ed anche in campo psicologico si è creduto così per molto tempo: per tale motivo l’attenzione si è sempre focalizzata sulla malattia e sul disagio e conseguentemente a come curarli (modello biomedico). Oggi invece la nuova prospettiva è quella del modello bio-psico-sociale. Che cos’è il modello bio-psico-sociale? Studi più recenti pongono in evidenza che una persona che non soffre di alcuna malattia non si trova necessariamente in una condizione di benessere. Ciò significa che l’individuo, e quindi anche il suo stato di salute, devono essere analizzati nel loro complesso, integrando perciò differenti aspetti: secondo il modello bio-psico-sociale, infatti, la nostra salute ed il nostro benessere sono l’esito dell’integrazione di buone condizioni fisiche (aspetto biologico), di buone condizioni psicologiche e di buone competenze sociali. Ciò rappresenta un notevole cambio di prospettiva: se prima dunque il concetto di salute era associato all’assenza di una patologia, ora invece si traduce nella presenza di fattori positivi relativi agli ambiti appena elencati e che devono integrarsi tra loro per permetterti di avere un livello di funzionamento ottimale (questo concetto è chiamato flourishing, che significa “fiorente”, e ti permetterebbe dunque di “sbocciare come un fiore a primavera”). Cosa comporta tutto ciò? E perché è rilevante per la tua salute? Questo cambio di rotta sottolinea come l’obiettivo non deve essere più curare il disagio o una patologia, o almeno non solo, quanto più costruire, promuovere e potenziare le proprie risorse ed i propri punti di forza. In campo psicologico nasce addirittura una nuova disciplina: la “psicologia positiva” che punta proprio a potenziare risorse già presenti o ad accompagnare la persona nell’esplorazione e nella costruzione di nuove. Richiamando gli aspetti del modello bio-psico-sociale, quindi, dovresti: –dal punto di vista fisico, ad esempio, non attendere di provare uno stato di malessere per recarti dal medico, ma adotta piuttosto dei comportamenti preventivi per evitarne l’insorgenza, come fare periodicamente degli esami di controllo ed avere sane abitudini; –dal punto di vista psicologico cerca di svolgere attività che ritieni siano per te fonte di appagamento e benessere e coltiva i tuoi interessi (ad esempio leggere un libro, ascoltare la tua musica preferita, preparare un dolce). Svolgi quindi delle “esperienze di flusso” (flow experiences) in cui sarai talmente coinvolto da non percepire lo scorrere del tempo: cerca dunque di lasciar spazio alle emozioni positive in quanto consentono di costruire risorse stabili nel tempo che potrai usare come fattori protettivi contro le emozioni negative; –dal punto di vista sociale cerca di coltivare relazioni, condividi hobby con i tuoi amici, incontra persone nuove, trascorri il tempo con i tuoi cari e trasmettigli affetto. Questo cambio di prospettiva ti permetterà dunque di vivere in buona salute e raggiungere un livello di funzionamento ottimale. Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo con i tuoi amici

Le Funzioni Esecutive e come i genitori possono supportarne lo sviluppo

Lo sapevate che attraverso il gioco possiamo sviluppare, stimolare e potenziare le funzioni esecutive? Infatti, il gioco rappresenta un momento fondamentale di sviluppo per il bambino in quanto contribuisce alla sua crescita affettiva, sociale e cognitiva. Ma cosa sono le Funzioni Esecutive (o FE)? Le FE sono quell’insieme di abilità mentali che consentono al nostro cervello di organizzare le informazioni e reagire di conseguenza. Sono meccanismi cognitivi necessari per programmare, mettere in atto e portare a termine con successo comportamenti finalizzati a uno scopo attraverso un insieme di azioni coordinate e strategiche (Welsh e Pennington, 2009). Inoltre, intervengono nelle situazioni nuove e non familiari, in cui non sono funzionali conoscenze o comportamenti automatizzati.   Quali processi cognitivi includono le Funzioni Esecutive? Oggi sappiamo che le FE sono un gruppo di abilità cognitive relativamente indipendenti che agiscono in modo coordinato, in particolare sono state individuate cinque abilità: la pianificazione ossia la capacità di programmare le mosse da compiere per raggiungere un certo obiettivo; la memoria di lavoro che consiste nel tenere a mente la consegna e le procedure necessarie per svolgere l’attività; l’inibizione della risposta cioè la capacità di trattenersi dal mettere in atto la prima risposta che potrebbe venire in mente, controllando l’impulsività; la flessibilità cognitiva che consente di gestire le situazioni o eventuali imprevisti, cambiando uno schema comportamentale sulla base di un feedback ricevuto; l’attenzione selettiva (visiva, uditiva), cioè l’abilità di concentrarsi sugli elementi importanti per il proprio scopo. Tutti i sottodomini elencati, costituiscono gli aspetti “cool” (aspetti “freddi”) e rappresentano quelle funzioni cognitive basate su un’elaborazione degli stimoli più complessa, controllata e più lenta. Accanto a queste funzioni è descritta anche una componente emotiva “hot” (“calda”) delle FE necessaria, invece, in situazioni che richiedono la regolazione degli affetti e che coinvolgono la motivazione (Zelazo e Muller, 2002). Tali funzioni sono richieste durante l’elaborazione degli stimoli da un punto di vista emotivo, che avviene con una programmazione semplice e rapida tipica delle situazioni di stress. Lo sviluppo delle FE Le Funzioni Esecutive si sviluppano già a partire dai 12 mesi e procedono per tutto l’arco di vita con una maturazione completa che viene raggiunta intorno ai 20-29 anni ed un progressivo declino a partire dai 65 anni. Inizialmente, le diverse funzioni sono indistinguibili, ma a partire dai 4 anni si assiste ad una graduale differenziazione che avviene parallelamente ai cambiamenti della corteccia prefrontale che risulta essere implicata in queste funzioni. L’inibizione e la memoria di lavoro emergono molto precocemente, si assiste a rapidi cambiamenti già tra i 2 e i 6 anni; la flessibilità cognitiva, invece, ha uno sviluppo più tardivo, a partire dai 6 anni. Tutte queste abilità continuano a svilupparsi gradualmente e si specializzano, portando ad una maggior efficienza esecutiva tutti i domini. Per i bambini più piccoli, età prescolare, l’inibizione e la memoria di lavoro giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo della socializzazione e nella preparazione dei prerequisiti dell’apprendimento. Nei bambini più grandi, età scolare, le Funzioni Esecutive sono considerate cruciali per l’acquisizione e l’efficienza delle abilità scolastiche. Semplici consigli per i genitori Alcune ricerche recenti (Hook, Lawson e Farah, 2013) sostengono che anche le componenti della genitorialità siano correlate allo sviluppo delle funzioni esecutive. Ambienti sicuri e coerenti che aiutano a stimolare discussioni riflessive e un gioco costruttivo, contribuiscono allo sviluppo di abilità riconducibili alle Funzioni Esecutive. Si ritiene, dunque, utile poter fornire alcuni semplici consigli, per i genitori, attuabili durante le proposte di gioco affinché la ricchezza cognitiva e relazionale implicita nel gioco, porti ad un completo sviluppo del bambino. Ecco alcune indicazioni: Prima di procedere con l’attività, organizza l’ambiente e togli eventuali distrazioni; immergiti nel gioco e stupisciti insieme a tuo figlio; gioite per le vittorie altrui e sfidatevi senza essere in competizione (tieni sempre a mente chi è l’adulto e chi è il bambino!); usa un tono di voce allegro e coinvolgente, ti aiuterà a motivare il tuo bambino nell’attività; parole gentili e affettuose sono le migliori ricompense; ricordati di lodare anche il più piccolo tentativo di riuscita! È importante che il bambino si senta capace e, nonostante le possibili sconfitte, abbia voglia di riprovarci; il gioco può diventare un momento per scoprire quali risorse e competenze ha tuo figlio o per provare ad aiutarlo a trovare la giusta strategie di fronte alle difficoltà che si pongono; è bene spronare tuo figlio, ma ricorda di non pretendere troppo da lui; infine, cerca di mantenere il tuo ruolo da genitore che è ben diverso da quello di allenatore!

Anziani e animali domestici: un amico per la vita

Non è un segreto che gli animali domestici riempiano di gioia e calore la vita delle persone anziane e non solo. Ti è mai capitato di accarezzare la testa pelosa del tuo cane o ascoltare le fusa del tuo gatto quando sei particolarmente nervoso? Forse hai provato quel particolare effetto calmante, che solo il tuo amico a quattro zampe riesce a donarti. Anche la ricerca scientifica ha evidenziato i potenziali effetti benefici derivanti dal contatto quotidiano con un animale domestico. Quali sono i benefici sul piano fisico, emotivo e psicologico del prendersi cura di un animale domestico? Vediamone alcuni: 1) portare a spasso il cane è un ottimo esercizio fisico che ti mantiene in forma, ti stimola a uscire di casa e ti regala buon umore; 2) l’animale domestico ti offre l’occasione di socializzare, perché attira l’attenzione di chi incontri e sollecita spunti di conversazione dai quali possono nascere nuove amicizie; 3) l’animale domestico fa crescere la tua autostima, perché ti fa sentire utile e responsabile del suo benessere in quanto dipende completamente dalle attenzioni che gli dedichi; 4) prenderti cura del tuo amico a quattro zampe ti può insegnare a rispettare la sua vera natura di animale, e quindi ad evitare di trattarlo come se fosse una persona, ma come un essere vivente prezioso nella sua diversità; 5) beneficiare della compagnia di un animale domestico può aiutarti a migliorare il tuo benessere psicofisico e arricchisce la tua vita di un nuovo significato. E tu, ce l’hai un animale domestico? Inviaci una sua foto con il nome del tuo amico a quattro zampe, la pubblicheremo volentieri.

Riserva cognitiva: un’alleata per contrastare i cambiamenti della mente!

La riserva cognitiva costituisce un’importante risorsa soprattutto con l’avanzare dell’età: vediamo insieme perché! La riserva cognitiva rappresenta un concetto teorico corrispondente alla capacità dell’individuo di contrastare le conseguenze provocate da un danno cerebrale (ad esempio un ictus o una malattia degenerativa come l’Alzheimer) o più semplicemente di contrastare gli “acciacchi” che interessano il processo di invecchiamento, tra i più noti quelli legati alla memoria. Questo concetto venne creato intorno agli anni ’80: gli studiosi infatti si resero conto che nonostante il cervello di alcune persone mostrava segni tipici della malattia di Alzheimer, queste stesse persone non manifestavano alcun sintomo della malattia e affrontavano la quotidianità come qualsiasi altra persona. Com’è possibile ciò? Da cosa dipende? Proprio dalla riserva cognitiva che costituisce una sorta di “paracadute” che consente di ritardare la comparsa dei sintomi di una malattia o che più semplicemente permette alla mente di avere meno “acciacchi”. Ad esempio il mantenimento di una buona capacità di memoria ti consentirà di non scordare il compleanno del nipotino! La riserva cognitiva svolge quindi la funzione di “risorsa tampone”: più ampia sarà la riserva (rappresentata ad esempio dal volume del cervello o dai collegamenti tra le cellule che lo compongono), più tempo impiegherà ad esaurirsi e quindi più tardivamente la tua vita quotidiana sarà intaccata dal processo di invecchiamento o dalle manifestazioni di una malattia o di un danno cerebrale. Cosa puoi fare per migliorare la tua riserva cognitiva? Gli studi scientifici pongono in evidenza come la riserva cognitiva sia influenzata dal patrimonio genetico individuale ma non solo! Dipende infatti anche da fattori ambientali: se dunque sui primi non puoi intervenire, puoi invece farlo sugli altri! Ad esempio: lo stile di vita: cerca di costruire attorno a te un ambiente stimolante. Per esempio alternare attività differenti nelle tue giornate ti aiuterà a mantenere la mente più giovane e flessibile; il livello di scolarità: andiamo oltre il concetto di “scuola” in senso stretto. Indipendentemente dal tuo livello d’istruzione, infatti, leggere un libro, svolgere un corso, rimanere aggiornati sulle notizie… sono tutte attività che costituiscono fonti di apprendimento; l’attività fisica: se non ti senti portato, magari svolgerla con un amico e fare quattro chiacchiere nel frattempo la farà sembrare meno noiosa. Ecco quindi un altro motivo per coltivare ampie cerchie sociali; mantenere un peso salutare: seguire un regime alimentare equilibrato ti permetterà non solo di avere un corpo in salute, ma ti consentirà anche di non far ridurre il volume del tuo cervello e di prolungare la sua giovinezza! Per concludere, seguire i consigli che hai appena letto ti permetterà di ampliare la tua riserva cognitiva e migliorare la tua qualità di vita. Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo con i tuoi amici più cari. Ti consigliamo di leggere questa pagina sul tema della riserva cognitiva: https://www.alzheimer-riese.it/che-fare/allena-la-mente/riserva-cognitiva