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Perché gli anziani accumulano oggetti?

Quando si diventa anziani può manifestarsi la tendenza ad accumulare oggetti nuovi e a non riuscire a fare a meno di oggetti raccolti nel tempo. In questo articolo approfondiamo le motivazioni che sono alla base di questo comportamento, tralasciando le situazioni in cui si tratta di un vero e proprio disturbo clinico di personalità (il cosiddetto disturbo da accumulo), il sintomo di una depressione o l’inizio di un decadimento cognitivo. Di seguito sono elencati 7 buone ragioni per accumulare oggetti e qualche consiglio. “Non riesco a mettere in ordine” Quando in casa c’è molto disordine può essere difficile per l’anziano impegnarsi a riorganizzare lo spazio in modo più semplice ed efficiente semplicemente perché non sa da dove iniziare. In questo caso, può essere utile individuare uno spazio circoscritto della casa e un breve periodo di tempo da dedicare quotidianamente a questa attività.   “Non mi sento bene” Diventando anziani si sperimenta un peggioramento del proprio stato di salute. Tale peggioramento, pensiamo ad un infortunio o all’inizio di una malattia, rende più difficile adoperarsi nelle faccende domestiche quotidiane. Non sempre gli anziani chiedono un aiuto ai familiari, ma sono questi ultimi che accorgendosi delle difficoltà possono offrirsi di dare una mano o proporre un aiuto domestico da parte di personale esterno come la colf.   “Ci ho provato ma non ci riesco” Gli anziani sono particolarmente legati alle loro abitudini e sviluppano un vero e proprio attaccamento nei confronti degli oggetti. Rinunciarvi può generare ansia e frustrazione. Si può imparare a fare a meno di alcuni oggetti poco per volta, senza fretta, conservandoli per un tempo stabilito oltre il quale donarli ad amici o associazioni. Darsi il tempo di salutare un oggetto che è entrato a far parte della propria vita, è un modo più delicato e meno faticoso di affrontare il distacco.   “Non bisogna sprecare gli oggetti” Alcuni anziani hanno vissuto momenti molto difficili in cui non avevano nulla, quindi rinunciare agli oggetti può avere il significato di tornare a sperimentare le stesse condizioni di difficoltà.   “E’ un ricordo importante” Ogni oggetto rappresenta un ricordo dei giorni passati, di un evento o di una persona particolarmente cara. Se provassimo a chiedere ai nostri anziani di raccontarci la storia degli oggetti che li circondano probabilmente ci renderemmo conto di quanto sono preziosi per loro e capiremmo di quali oggetti possono fare a meno con più facilità e quali invece sono “intoccabili”.   “Un giorno potrebbe servirmi” Le persone anziane possono tenere da conto oggetti come vecchi estratti conto o vestiti che non indossano più perché pensano che un giorno potrebbero servire a loro o a qualcun altro.   “Era in saldo!” Lo shopping è un ottimo passatempo per gli anziani, ed è anche un antidoto contro la solitudine.   Se sei un familiare e ti accorgi che la persona anziana che ti sta accanto ha la tendenza ad accumulare oggetti e fatica a fare un po’ di ordine, mantieni la calma e non riprenderlo per il suo comportamento. Piuttosto sii comprensivo e prova a metterti nella posizione di comprendere quale significato hanno gli oggetti, che cosa raccontano della sua storia, e forse anche della tua. Se anche l’anziano è d’accordo sul fatto che è ora di fare un po’ di pulizia ma da solo non ci riesce, proponiti di aiutarlo.

Come mantenersi attivi in queste vacanze di Natale 2020

Lo sentiamo dire da molto tempo e possiamo ormai affermarlo con certezza: sarà un Natale molto particolare. Continua infatti questo periodo così difficile che ha messo in grande difficoltà un po’ tutti: dai più piccoli, la cui quotidianità fatta di scuola e attività extrascolastiche è stata stravolta, ai più anziani, che devono essere più accorti in quanto fascia più fragile della popolazione. Ecco quindi che proprio chi è appena andato in pensione o i nostri nonni e bisnonni si trovano ancora a dover passare la maggior parte delle loro giornate in casa, con attività della loro quotidianità limitate e magari senza essere nemmeno particolarmente pratici di tecnologia. Che fare allora per favorire il tuo benessere? Il Servizio di Psicologia dell’Invecchiamento dell’Università di Padova si è proprio interrogata su questo punto fornendo degli utili consigli per riorganizzare la tua quotidianità e trovare un nuovo equilibrio anche stando a casa. Stando tanto tempo in casa si rischia di perdere un po’ il senso del tempo dimenticandosi persino in quale giorno della settimana ci troviamo. Allora sforzati di osservare il calendario ogni giorno e organizza la tua settimana. Scegli una o più attività per tenere attiva la tua mente ogni giorno. Cerca di organizzare la settimana variando le attività da fare (giardinaggio, lettura, visione di un film, settimana enigmistica, cucina, bricolage, lavoro a maglia, pulizie…): sconfiggi la monotonia e magari sarà anche l’occasione di intraprendere una nuova passione. Attenzione però a non sovraccaricarti troppo e ad avere quindi anche momenti di riposo. Mantieni il contatto con gli altri anche se a distanza: chiama una persona cara anche ogni giorno se possibile (se non sei super tecnologico per fare una videochiamata, anche solo sentire una voce amica ti farà sentire meglio). Una videochiamata certamente ti consente di avere anche il contatto visivo; magari può essere l’occasione anche per imparare ad usare meglio il cellulare o il computer: chiedi a qualcuno di insegnarti come fare. Dai spazio alle tue emozioni e favorisci momenti di rilassamento magari facendo qualche esercizio per mantenere i muscoli in salute o ascoltando buona musica. Un’altra idea potrebbe essere tenere un diario in cui esternare i tuoi stati d’animo e dove potresti praticare l’esercizio di individuare ogni giorno 2 o 3 cose positive che ti sono capitate nella giornata o della tua vita in generale. Inoltre non dimenticare che, nonostante le restrizioni, la visita a parenti o comunque a persone che hanno bisogno di assistenza è sempre consentita quindi, applicando le dovute norme di sicurezza, potrai ricevere qualche visita anche solo per sentirti meno solo. Qui l’opuscolo completo dove troverai ulteriori spunti e proposte. http://www.sipinvecchiamento.it/documenti/iorestoacasaopuscolo.pdf  

Il fenomeno “sulla punta della lingua”. Che cos’è? Come aggirarlo?

Ti è capitato almeno una volta di essere sicuro di conoscere il nome di una persona, di un oggetto o di un luogo ma per quanto ti sforzi, riesci a ricordarne soltanto l’iniziale o il significato? Se la tua risposta è affermativa, hai sperimentato un problema piuttosto comune, detto fenomeno “sulla punta della lingua”: avere la certezza soggettiva di possedere nella mente l’informazione ma di non riuscire a recuperarla completamente nel momento desiderato. Quindi, pur essendo immagazzinata in memoria, l’informazione resta momentaneamente non accessibile a livello consapevole. Per esempio, ti ricordi che il cognome del dentista (Rossi) comincia per R oppure che ha il significato di un colore, ma ti viene in mente il cognome Bianco. Quali sono le cause del fenomeno “sulla punta della lingua”? Ecco alcune teorie Secondo la classica teoria dell’interferenza, informazioni simili per significato o suono (ma scorrette) intralciano il recupero della parola che cerchiamo di rievocare. Nell’esempio del dentista, il cognome Bianco interferisce e blocca il recupero di Rossi. Per il modello del deficit di trasmissione, una parola rimane “sulla punta della lingua” in quanto si attiva solo la sua rappresentazione semantica (il significato) ma non quella fonologica (il suono). Quindi, secondo questa teoria, il cognome del signor Rosato che non riusciamo a ricordare, potrebbe venirci in mente alla vista di una rosa. Infine, secondo la teoria dell’attivazione parziale, una parola “sulla punta della lingua” risulta momentaneamente inaccessibile al ricordo, perché la sua attivazione in memoria sarebbe insufficiente per permetterne il recupero. E’ come se quella parola fosse poco “accesa” e che per emergere e manifestarsi nella memoria cosciente avesse bisogno dell’aiuto di un termine simile per suono o significato. Il fenomeno “sulla punta della lingua” e l’invecchiamento. Gli studi effettuati con persone adulte e anziane registrano la presenza del fenomeno “sulla punta della lingua” in modo trasversale a tutte le età con un aumento della frequenza collegata all’invecchiamento. Infatti, mentre nei giovani adulti tale problema si manifesta in media una volta a settimana, negli anziani può accadere fino ad una volta al giorno. Durante l’invecchiamento si modifica il funzionamento dei processi di selezione e di recupero delle informazioni. Quindi, per le persone anziane diventa più difficile inibire le informazioni irrilevanti che possono interferire e ostacolare il recupero dell’informazione rilevante, aumentando il rischio di incorrere nel suddetto problema. Come evidenziato dagli studi, il fenomeno “sulla punta della lingua” si verificherebbe soprattutto con le parole utilizzate più raramente, con quelle astratte e con i nomi propri (di persona, cognomi, nomi di luoghi) piuttosto che con le parole di uso frequente, con quelle concrete e con i nomi comuni. Come possiamo aggirare il fenomeno “sulla punta della lingua”? Di solito circa la metà delle parole “sulla punta della lingua” tornano in mente entro pochi minuti. Ma se questo non succede, come ha dimostrato un recente studio, sforzarsi a lungo nel tentativo di recuperare la parola a ogni costo, aumenta la probabilità futura di averla nuovamente “sulla punta della lingua”. Infatti, sembra che dalla ripetizione di tentativi sbagliati, la mente apprenda un modello erroneo di recupero dell’informazione. Quindi, se la situazione lo consente, è consigliabile farsi subito aiutare da qualcuno a recuperare la parola corretta. In alternativa, è meglio distrarre la mente e pensare ad altro. Prima o poi, anche a distanza di qualche giorno, un improvviso aiuto sbloccherà la parola che tornerà ad essere accessibile al ricordo. La tecnica di ripetere ad alta voce l’informazione subito dopo averla rievocata, potrebbe aiutarti a recuperarla più agevolmente in futuro. Una strategia, suggerita per sollecitare il recupero della parola, consiste nello scrivere una lista di tutte le associazioni che ti vengono in mente al posto di quella momentaneamente inaccessibile. Una delle associazioni elencate ti aiuterà in modo decisivo nella corretta rievocazione. Un’altra strategia consiglia di passare in rassegna tutte le lettere dell’alfabeto. Quando arriverai alla lettera corrispondente, dovrebbe tornarti in mente la parola “sulla punta della lingua”. Libro di Sara Bottiroli & Elena Cavallini  ” 101 modi per allenare la memoria“ Newton Compton Editori (2012). Quale sarà la strategia migliore? Ti invito a sperimentarle!

L’acqua è vita: qualche trucco per rimanere idratati

L’acqua è così vitale per la nostra sopravvivenza che rappresenta ben il 70% del nostro corpo. E’ anche stato dimostrato che una corretta idratazione è necessaria per far funzionare il nostro cervello a livello ottimale. Diversamente possono insorgere difficoltà a rimanere concentrati e di memoria a breve termine, in generale, ci si sente meno lucidi e più sfocati. Sappiamo che la disidratazione è un problema di salute molto comune fra gli anziani, dunque prevenire questo problema è importante per evitare conseguenze che riguardano, oltre al buon funzionamento del cervello, anche problemi ai reni e al cuore. Inoltre, una buona idratazione è funzionale per rendere efficace l’assunzione della terapia farmacologica. Dunque come fare per mantenere il corpo idratato, soprattutto quando la tendenza è quella di dimenticarsi di bere acqua durante la giornata? Leggi attentamente le prossime righe e ti svelerò alcuni trucchetti. Devi sapere che ognuno di noi ha abitudini e condizioni di salute sue proprie, quindi la cosa più importante è sperimentare, ossia essere creativi, provando idee diverse finché non trovi quelle che ti sono più congeniali. Naturalmente, è anche essenziale consultare il medico per capire quali bevande puoi assumere e quali no. 5 modi per rimanere idratato Quando vai al supermercato, osserva la varietà di bevande che puoi acquistare. Non è necessario bere solo acqua per idratarti, infatti il caffè, il tea, i succhi di frutta, contengono tutti acqua. In alternativa puoi aumentare l’idratazione del tuo corpo cucinando cibi (frutta e verdura) con un alto contenuto di acqua. Tieni l’acqua sempre a portata di mano. Prova a tenere una bottiglia d’acqua e un bicchiere vicino al posto preferito di casa tua, oppure vicino ai fornelli: tutte le volte che passerai di lì potrai bere, rendendo più semplice e veloce il gesto. Dopo aver bevuto riempi il bicchiere da bere al passaggio successivo. Sperimenta provando bevande a temperature diverse. Preferisci le bevande calde, tiepide o fredde? Prova a bere le bevande in modo diverso, ad esempio prepara un caffè freddo decaffeinato con panna. Prova diversi tipi di tea. Il tea è un’ottima bevanda che può essere accompagnata da quattro chiacchiere con un’amica quando passa a trovarti, oppure può essere una piacevole routine che scandisce le tue giornate. Abbina questa bevanda ad un’altra abitudine come leggere il giornale e bere il tea, con il tempo la seconda fungerà da richiamo per la prima, in automatico! Prepara i ghiaccioli. I ghiaccioli fatti in casa a base di succo di frutta o un mix di succo e acqua sono una vera prelibatezza e un ottimo modo per assumere liquidi. Al supermercato sciroppi di diversi gusti: menta, limone, tamarindo. Sai quanti bicchieri di acqua dovresti bere al giorno per rimanere idratato? Solo 8, a pensarci bene non sono molti!

“Il cervello è più grande del cielo”

Il neurochirurgo Giulio Maira ha scritto il saggio “Il cervello è più grande del cielo” per condurre il lettore “nella straordinaria avventura delle neuroscienze, in un viaggio che lo inizi ai misteri del funzionamento del cervello e della mente”. Lo scopo dell’autore è quello di far capire al lettore non specialista della materia ma curioso e interessato, come “tutto quello con cui entriamo in contatto ogni giorno, la nostra macchina, il cellulare, la radio che accendiamo andando al lavoro, il computer in cui custodiamo tanta parte della nostra vita, i sogni che ci trasportano in un mondo fantastico, il ricordo delle persone care, il senso del bello, i pensieri, senza il cervello non potrebbero esistere”. Il testo è scritto in un linguaggio comprensibile e semplice, arricchito da citazioni letterarie, metafore esplicative e resoconti di operazioni neurochirurgiche, che da saggio di divulgazione scientifica riescono a trasformarlo in racconto appassionante e intenso da voler leggere tutto d’un fiato! Suggerisco di dotarsi di un’immagine schematica delle diverse aree cerebrali, facilmente reperibile in internet, per seguire più agevolmente lo snocciolarsi dei vari argomenti. Numerosi e coinvolgenti i temi del libro: come funziona la memoria, come nascono i sogni, come si differenziano il cervello maschile e femminile, come funzionano i neuroni specchio, come agiscono pensiero veloce e lento, per citare solo alcuni esempi. In questo articolo, mi soffermerò in particolare, sul capitolo dedicato “all’arte di invecchiare bene”. In che modo si può contrastare efficacemente l’invecchiamento cerebrale? Per Giulio Maira contrastare efficacemente l’invecchiamento cerebrale si riassume nello slogan: “avere una vita attiva sia intellettualmente che fisicamente, seguire un’alimentazione leggera e sana, e dormire bene. Alimentarsi con intelligenza e mantenersi attivi, di mente e di corpo, sembrano essere le chiavi di volta per un cervello in forma. E questo fa bene, oltre che al cervello, anche al cuore”. E non è mai troppo tardi per cominciare! Ecco alcuni consigli per mantenersi in forma: alimentazione, leggera, sana e variata La dieta mediterranea ricca di fibre, grassi polinsaturi e con una sufficiente quantità di zuccheri (sono la “benzina per i neuroni”) è considerata un tipo di alimentazione “salva cervello”. Infatti, è stato osservato il suo ruolo protettivo nella riduzione del rischio che il decadimento cognitivo lieve si trasformi in demenza.     esercizio fisico L’attività fisica quotidiana migliora le capacità cognitive, fa arrivare più ossigeno al cervello (necessario per ossidare il glucosio nella produzione dell’energia) e stimola la produzione di fattori utili per la salute di neuroni e sinapsi, contribuendo al buon funzionamento della memoria.       tenere attivo il cervello A qualunque età possono formarsi nuove fibre e sinapsi e per farlo “basta pensare”. Infatti, ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo il cervello si ristruttura, forma nuove connessioni tra i neuroni, e rafforza le sinapsi. È importante, però, che l’apprendimento sia attivo e accompagnato da una forte partecipazione emotiva o intellettuale per riuscire a imprimere una traccia mnestica significativa e duratura.     dormire a sufficienza e bene E’ indispensabile per permettere al cervello di dare forma ai ricordi accumulati durante la giornata, mantenendo quelli utili ed eliminando il superfluo per lasciare spazio a nuove esperienze. Il lavoro notturno del cervello è paragonato a quello del giardiniere che sfoltisce la crescita delle piante.     prevenire le cerebropatie vascolari Tenere sotto controllo pressione arteriosa, colesterolo e funzionalità cardiaca preserva il cervello dal rischio di microinfarti e quindi ha un effetto protettivo rispetto alla memoria.       Per concludere, ti consiglio la lettura di questo saggio perché è istruttivo e poetico al tempo stesso. Ti prende per mano e ti conduce in un meraviglioso viaggio in territori inesplorati dentro e fuori di te, come recita la poesia di Emily Dickinson da cui è tratto il titolo del libro: Il Cervello — è più ampio del Cielo — Perché — mettili l’uno accanto all’altro — L’uno contiene l’altro Con facilità — e Te — inoltre — Il Cervello è più profondo del mare — perché — comparali — Blu col Blu — Come le Spugne — al Secchio — fanno L’uno assorbe l’altro — Il Cervello ha giusto il peso di Dio — Perché — dividili — Libbra per Libbra — Differiranno — se lo fanno — Come la Sillaba dal Suono — Se sono riuscita a suscitare il tuo interesse per questo libro, ti auguro buon viaggio!

I giochi enigmistici

UNA DIVERTENTE E LEGGERA PALESTRA PER LA MENTE Qualche volta ti sarà capitato di imbatterti nella risoluzione di un cruciverba, di un rebus o di un più moderno sudoku: per qualcuno si tratta di un’attività sporadica, per altri un tipico passatempo estivo magari da svolgere sotto l’ombrellone, mentre per altri ancora possono costituire una profonda passione tanto che non può mai mancare un momento della giornata dedicato ai giochi enigmistici. Ecco, per mia nonna costituiscono proprio questo: nonostante i suoi 87 anni, infatti, non perde mai occasione di provare a completare un cruciverba. Questo non le permette solo di far trascorrere un po’ di tempo, ma è anche un fantastico modo per non far arrugginire la sua mente! Il potere dei giochi enigmistici I giochi enigmistici, infatti, non solo sono occasione per apprendere qualcosa di nuovo, come ad esempio qualche curiosità che non si conosceva, ma sono soprattutto un modo per mantenere in allenamento la mente: maggiormente l’alleneremo, più la manterremo in forma. Dietro l’esecuzione di queste attività, che a primo impatto possono sembrare semplici, in realtà si nasconde la stimolazione di funzioni molto importanti e trasversali localizzate nei lobi frontali del cervello e che sono utili allo svolgimento di moltissime attività della nostra vita quotidiana. Quali abilità sono necessarie per risolvere un cruciverba? Risolvere un cruciverba, ad esempio, rappresenta un processo complesso: – innanzitutto implica la lettura delle definizioni e l’attivazione delle abilità visuo-percettive e spaziali per individuare la corretta posizione della risposta – dopo aver letto la definizione dovranno entrare in gioco i tuoi cassettini della memoria e andare alla ricerca del concetto/parola che ti occorre: stimolerai così la tua memoria a lungo termine e strategie semantico-lessicali per trovare la soluzione – in seguito dovrai procedere con l’inserimento della parola nello spazio individuato: dovrai recuperarne la rappresentazione ortografica (ovvero il modo in cui si scrive) e controllare se il numero delle lettere corrisponde a quello richiesto. Essendo un gioco d’incastri avrai un continuo automonitoraggio, ovvero la controprova del fatto che la tua scelta sia stata quella giusta o meno. Inoltre scegliere la strategia con cui procedere nel completamento dello schema equivale a stimolare la tua capacità di pianificazione e passare da una definizione all’altra equivale a passare da un argomento all’altro e dunque consente di stimolare la tua flessibilità cognitiva. E se proprio non sai rispondere ad una definizione e devi sbirciare tra le soluzioni dovrai tenere a mente il numero della definizione da cercare: per questo allenerai anche la tua memoria di lavoro. Mia nonna spesso si lamenta del fatto che ci sono parole inglesi che non conosce: può quindi anche essere un modo per imparare qualche parola. Il sudoku richiede ancora più capacità strategiche e di pianificazione e i diversi livelli di difficoltà renderanno il tutto ancora più sfidante e motivante. Avresti mai pensato che dei semplici giochi enigmistici potevano nascondere l’attivazione di tutti questi sotto-processi? Se non sei esperto ma abbiamo suscitato la tua curiosità e vuoi provare a cimentarti, “Enigmistica IN” è tra le più famose https://www.enigmisticain.it/

Come stimolare l’attenzione e le funzioni esecutive?

Ecco alcuni divertenti giochi da fare con tutta la famiglia! 1) Manolesta    https://www.erickson.it/it/manolesta Questo gioco nasce per sviluppare l’attenzione, la memoria di lavoro, l’autocontrollo, la capacità di calcolo e la velocità di elaborazione.        2) C’era un pirata  https://www.erickson.it/it/c-era-un-pirata Questo gioco stimola la memoria di lavoro e l’attenzione          3) Fantascatti https://www.migliorigiochi.eu/giochi/giochi-abilita/fantascatti/ Questo gioco stimola  la velocità di elaborazione, il ragionamento e l’inibizione.          4) Tip top clap: Ecco un divertente gioco per potenziare la memoria http://www.djeco.com/data/rules/DJ05120_IT.pdf           5) Cortex:  Questo gioco è costituito da una serie di carte che consentono di allenare diverse abilità cognitive come la memoria, l’attenzione, il ragionamento  https://www.asmodee.it/giochi_cortex.php  

L’importanza della lettura per gli anziani

Leggere è un passatempo diffuso e un’abitudine di vita positiva che ha numerosi benefici. Fin dalla prima infanzia i genitori sono incoraggiati a leggere i libri ai figli per le ricadute positive che questa attività ha sul piano dello sviluppo cognivo ed emotivo. E’ stato dimostrato che anche nelle persone sopra i 55 anni l’abitudine alla lettura è accompagnata da vantaggi non indifferenti, senza contare che si tratta di un’attività di per sé piacevole. 5 buoni motivi per coltivare la lettura Migliora la concentrazione Forse sei abituato a svolgere più attività contemporaneamente, magari anche di fretta. In tal senso, la tua capacità di concentrazione è messa a dura prova. Immergerti nella lettura di un buon libro può essere un modo per aiutarti a sviluppare la tua concentrazione, abituandoti a svolgere un’attività esclusiva per un tempo sufficientemente lungo. Migliora la memoria Siamo fatti di abitudini quotidiane e non è insolito scivolare in una routine monotona che include ad esempio guardare la televisione per lungo tempo o impegnarsi in attività passive. A pensarci bene un buon libro può stimolare la tua concentrazione, aiutandoti a ricordare i dettagli di una storia che non hai mai incontrato prima, dunque di sicuro ne gioverà la tua memoria. Aumenta la riserva cognitiva  Quando leggi impari continuamente nuove cose, dunque accresci le tue conoscenze, aiutando così la mente a rimanere giovane e in salute. Esercita la fantasia e lo svago E’ abbastanza ovvio: leggere un buon libro implica la capacità di esercitare uno sforzo immaginativo che ti permette di immergerti nella trama della storia. Inoltre, ti aiuta a mettere tra parentesi i problemi della quotidianità, generando momenti di piacere e diminuendo lo stress. Facilita la socializzazione Gli anziani che amano leggere hanno l’opportunità di incontrare nuove persone, poiché frequentano le biblioteche o gruppi di lettura che diventano così l’occasione per stringere nuove amicizie. A tal proposito mi viene in mente quel detto che dice: “il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla!”…così è anche per un buon libro. Ricorda, leggere è sempre una buona abitudine che ti mantiene giovane dentro e ti fa viaggiare con la mente in territori inesplorati. A questo punto vorrei suggerirti un libro che mi ha permesso di trascorrere un buon tempo di relax. Si tratta del romanzo di Simona Morani dal titolo “Quasi arzilli”. E’ un libro scritto con frasi brevi, scorrevole, divertente ma non banale.

Il segreto per invecchiare bene: l’umorismo.

In una recente intervista, il comico Paolo Hendel ha affermato: “Sono contento di essere stato giovane, mi è piaciuto e lo rifarei volentieri. Ma tutto sommato mi sono trovato bene anche dopo. La vecchiaia è una stagione della vita che vale la pena vivere. Basta farlo nel modo giusto, con il sorriso. Ridere fa bene alla salute… Ridere anche delle cose meno belle della vita è una grande vittoria. Il trucco sta tutto qui: esorcizzare la negatività aiuta a dormire meglio la notte e a sentirsi meno soli”. L’umorismo è una caratteristica esclusiva dell’essere umano e rappresenta la capacità intelligente di cogliere e ritrarre il lato curioso e gli aspetti comici e incongruenti della realtà. La risata è invece la risposta a emozioni positive di allegria e benessere ma può anche essere espressione di emozioni negative, come rabbia o agitazione, la cosiddetta risata nervosa. Sono ormai noti i numerosi benefici psicofisici legati alla risata, forse un po’ meno quelli riconducibili ad un sano senso dell’umorismo. Due preziosi benefici dell’umorismo: l’umorismo migliora e facilita le relazioni con gli altri, utilizzando commenti e battute divertenti su eventi che spesso non hanno una connotazione umoristica in sé, ma la assumono attraverso la condivisione in gruppo e scatenano ilarità e risate. Studi scientifici evidenziano il ruolo della risata nella produzione di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello che, migliorando il tono dell’umore, fungono da antidepressivo naturale. l’umorismo stimola un atteggiamento benevolo verso se stessi e gli accadimenti della vita, portando la persona nella condizione di riuscire a sorridere delle proprie debolezze, a non prendersi troppo sul serio, e a cercare l’aspetto umoristico anche negli eventi negativi come aiuto per sdrammatizzare e alleggerire le tensioni della vita quotidiana. Quindi, è grazie ad un sano senso dell’umorismo che l’attrice e autrice Franca Valeri, quasi centenaria, scrive: “Ho comprato un bellissimo quaderno inutilmente grande, per scriverci le cose che non posso più fare da sola. Quasi tutto, ma accompagnata posso fare tutto, considerando anche la cortese prepotenza del mio carattere”. Se è vero che nel corso della vita ricorriamo all’aiuto di chi ci sta accanto senza troppe remore, questo dovrebbe valere ancora di più quando gli anni cominciano a farsi sentire. Imparare a farsi aiutare, senza vivere il ricorso all’altro come una sconfitta personale, contribuisce a migliorare il proprio benessere emotivo.   Per concludere, vorrei invitarti ad approfondire questo argomento, attraverso una testimonianza diretta su come rendere concreto il senso dell’umorismo nella propria vita. Ti consiglio la piacevole lettura del libro di Paolo Hendel intitolato “La giovinezza è sopravvalutata. Il manifesto per una vecchiaia felice”. Fammi sapere se ti è piaciuto.

Funzioni esecutive e terza età: quali cambiamenti?

Le funzioni esecutive costituiscono un concetto psicologico di tipo multidimensionale, ovvero definisce una serie di processi cognitivi di “ordine superiore”, che vanno oltre le capacità di base come il linguaggio, che consentono di mettere in atto dei comportamenti adattivi, cioè dei comportamenti funzionali al raggiungimento di un obiettivo in maniera autonoma. Sono quindi tutte quelle capacità che ti permettono di essere efficiente nella quotidianità e di compiere compiti complessi, ancor più se ti trovi in situazioni nuove e non quindi di routine.   Quali processi cognitivi comprendono le funzioni esecutive? Normalmente quando si parla di funzioni esecutive si fa riferimento a queste capacità (gli esperti stessi non sono d’accordo sulla definizione): memoria di lavoro: è la capacità di mantenere delle informazioni nella propria memoria per un periodo limitato di tempo con l’obiettivo di utilizzarle in vista di uno scopo. Se ad esempio chiedi indicazioni stradali per raggiungere un luogo, a meno che non usi carta e penna per appuntartele, dovrai utilizzare la tua memoria di lavoro per ricordarti che ad esempio prima dovrai svoltare a sinistra, allo stop svoltare a destra, alla rotonda andare dritto ecc… l’attenzione selettiva e sostenuta: è la capacità di focalizzare la propria attenzione su uno stimolo e mantenerla per un certo periodo di tempo. Se ad esempio non vorrai perderti nessuna notizia del telegiornale dovrai mantenere un buon livello di attenzione per non farti scappare nessun dettaglio. pianificazione: si tratta della capacità di creare uno schema, di definire tutti i passaggi e le azioni necessarie per raggiungere un obiettivo. Questo implica ponderare bene le opzioni disponibili. Se ad esempio si deve preparare una ricetta occorre pianificarne l’organizzazione e se si dispone di poco tempo valutare quale metodo di cottura sarà il più veloce. decision making e problem solving: ovvero la capacità di prendere decisioni e risolvere problemi. automonitoraggio: ovvero la capacità di osservare il proprio operato come se lo si guardasse dall’esterno. Questo ti consente ad esempio di autocorreggerti quando ti rendi conto di aver commesso un errore. inibizione: è strettamente collegata all’attenzione in quando rappresenta la capacità di focalizzarsi su uno stimolo senza che altri interferiscano. Informazioni irrilevanti vengono bloccate affinché inibisci e dunque eviti o blocchi una certa azione. flessibilità: è la capacità di essere flessibili, dunque di adattare e modificare il proprio comportamento in base al compito richiesto e al contesto in cui ti trovi. Se ad esempio devi recarti in un luogo ma la batteria della macchina si scarica, e non vorrai rinunciare, dovrai flessibilmente trovare delle strategie alternative come andare in bicicletta, usare i mezzi pubblici o farti dare un passaggio da qualcuno.   Cosa accade a queste abilità nella terza età? Le funzioni esecutive sono delle abilità che non sono stabili nel tempo: evolvono e si modificano. Tendono a svilupparsi fino al periodo dell’adolescenza per poi consolidarsi e subire in seguito un decremento intorno ai 60 anni. È bene però sottolineare che non per tutte le persone è così e soprattutto non tutte le funzioni seguono lo stesso percorso. Con l’avanzare dell’età mediamente le funzioni che tendono ad indebolirsi sono soprattutto la memoria di lavoro, la pianificazione, l’inibizione e la flessibilità.   Se vuoi conoscere lo “stato di salute” delle tue funzioni esecutive e più in generale delle tue funzioni cognitive, puoi contattarci per una valutazione neuropsicologica e magari intraprendere un percorso per allenarle. Per approfondire: https://www.stateofmind.it/tag/funzioni-esecutive/ https://qi.hogrefe.it/rivista/le-funzioni-esecutive-aspetti-cognitivi-e-motivazionali-necessar/