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“Il cervello è più grande del cielo”

Il neurochirurgo Giulio Maira ha scritto il saggio “Il cervello è più grande del cielo” per condurre il lettore “nella straordinaria avventura delle neuroscienze, in un viaggio che lo inizi ai misteri del funzionamento del cervello e della mente”. Lo scopo dell’autore è quello di far capire al lettore non specialista della materia ma curioso e interessato, come “tutto quello con cui entriamo in contatto ogni giorno, la nostra macchina, il cellulare, la radio che accendiamo andando al lavoro, il computer in cui custodiamo tanta parte della nostra vita, i sogni che ci trasportano in un mondo fantastico, il ricordo delle persone care, il senso del bello, i pensieri, senza il cervello non potrebbero esistere”. Il testo è scritto in un linguaggio comprensibile e semplice, arricchito da citazioni letterarie, metafore esplicative e resoconti di operazioni neurochirurgiche, che da saggio di divulgazione scientifica riescono a trasformarlo in racconto appassionante e intenso da voler leggere tutto d’un fiato! Suggerisco di dotarsi di un’immagine schematica delle diverse aree cerebrali, facilmente reperibile in internet, per seguire più agevolmente lo snocciolarsi dei vari argomenti. Numerosi e coinvolgenti i temi del libro: come funziona la memoria, come nascono i sogni, come si differenziano il cervello maschile e femminile, come funzionano i neuroni specchio, come agiscono pensiero veloce e lento, per citare solo alcuni esempi. In questo articolo, mi soffermerò in particolare, sul capitolo dedicato “all’arte di invecchiare bene”. In che modo si può contrastare efficacemente l’invecchiamento cerebrale? Per Giulio Maira contrastare efficacemente l’invecchiamento cerebrale si riassume nello slogan: “avere una vita attiva sia intellettualmente che fisicamente, seguire un’alimentazione leggera e sana, e dormire bene. Alimentarsi con intelligenza e mantenersi attivi, di mente e di corpo, sembrano essere le chiavi di volta per un cervello in forma. E questo fa bene, oltre che al cervello, anche al cuore”. E non è mai troppo tardi per cominciare! Ecco alcuni consigli per mantenersi in forma: alimentazione, leggera, sana e variata La dieta mediterranea ricca di fibre, grassi polinsaturi e con una sufficiente quantità di zuccheri (sono la “benzina per i neuroni”) è considerata un tipo di alimentazione “salva cervello”. Infatti, è stato osservato il suo ruolo protettivo nella riduzione del rischio che il decadimento cognitivo lieve si trasformi in demenza.     esercizio fisico L’attività fisica quotidiana migliora le capacità cognitive, fa arrivare più ossigeno al cervello (necessario per ossidare il glucosio nella produzione dell’energia) e stimola la produzione di fattori utili per la salute di neuroni e sinapsi, contribuendo al buon funzionamento della memoria.       tenere attivo il cervello A qualunque età possono formarsi nuove fibre e sinapsi e per farlo “basta pensare”. Infatti, ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo il cervello si ristruttura, forma nuove connessioni tra i neuroni, e rafforza le sinapsi. È importante, però, che l’apprendimento sia attivo e accompagnato da una forte partecipazione emotiva o intellettuale per riuscire a imprimere una traccia mnestica significativa e duratura.     dormire a sufficienza e bene E’ indispensabile per permettere al cervello di dare forma ai ricordi accumulati durante la giornata, mantenendo quelli utili ed eliminando il superfluo per lasciare spazio a nuove esperienze. Il lavoro notturno del cervello è paragonato a quello del giardiniere che sfoltisce la crescita delle piante.     prevenire le cerebropatie vascolari Tenere sotto controllo pressione arteriosa, colesterolo e funzionalità cardiaca preserva il cervello dal rischio di microinfarti e quindi ha un effetto protettivo rispetto alla memoria.       Per concludere, ti consiglio la lettura di questo saggio perché è istruttivo e poetico al tempo stesso. Ti prende per mano e ti conduce in un meraviglioso viaggio in territori inesplorati dentro e fuori di te, come recita la poesia di Emily Dickinson da cui è tratto il titolo del libro: Il Cervello — è più ampio del Cielo — Perché — mettili l’uno accanto all’altro — L’uno contiene l’altro Con facilità — e Te — inoltre — Il Cervello è più profondo del mare — perché — comparali — Blu col Blu — Come le Spugne — al Secchio — fanno L’uno assorbe l’altro — Il Cervello ha giusto il peso di Dio — Perché — dividili — Libbra per Libbra — Differiranno — se lo fanno — Come la Sillaba dal Suono — Se sono riuscita a suscitare il tuo interesse per questo libro, ti auguro buon viaggio!

I giochi enigmistici

UNA DIVERTENTE E LEGGERA PALESTRA PER LA MENTE Qualche volta ti sarà capitato di imbatterti nella risoluzione di un cruciverba, di un rebus o di un più moderno sudoku: per qualcuno si tratta di un’attività sporadica, per altri un tipico passatempo estivo magari da svolgere sotto l’ombrellone, mentre per altri ancora possono costituire una profonda passione tanto che non può mai mancare un momento della giornata dedicato ai giochi enigmistici. Ecco, per mia nonna costituiscono proprio questo: nonostante i suoi 87 anni, infatti, non perde mai occasione di provare a completare un cruciverba. Questo non le permette solo di far trascorrere un po’ di tempo, ma è anche un fantastico modo per non far arrugginire la sua mente! Il potere dei giochi enigmistici I giochi enigmistici, infatti, non solo sono occasione per apprendere qualcosa di nuovo, come ad esempio qualche curiosità che non si conosceva, ma sono soprattutto un modo per mantenere in allenamento la mente: maggiormente l’alleneremo, più la manterremo in forma. Dietro l’esecuzione di queste attività, che a primo impatto possono sembrare semplici, in realtà si nasconde la stimolazione di funzioni molto importanti e trasversali localizzate nei lobi frontali del cervello e che sono utili allo svolgimento di moltissime attività della nostra vita quotidiana. Quali abilità sono necessarie per risolvere un cruciverba? Risolvere un cruciverba, ad esempio, rappresenta un processo complesso: – innanzitutto implica la lettura delle definizioni e l’attivazione delle abilità visuo-percettive e spaziali per individuare la corretta posizione della risposta – dopo aver letto la definizione dovranno entrare in gioco i tuoi cassettini della memoria e andare alla ricerca del concetto/parola che ti occorre: stimolerai così la tua memoria a lungo termine e strategie semantico-lessicali per trovare la soluzione – in seguito dovrai procedere con l’inserimento della parola nello spazio individuato: dovrai recuperarne la rappresentazione ortografica (ovvero il modo in cui si scrive) e controllare se il numero delle lettere corrisponde a quello richiesto. Essendo un gioco d’incastri avrai un continuo automonitoraggio, ovvero la controprova del fatto che la tua scelta sia stata quella giusta o meno. Inoltre scegliere la strategia con cui procedere nel completamento dello schema equivale a stimolare la tua capacità di pianificazione e passare da una definizione all’altra equivale a passare da un argomento all’altro e dunque consente di stimolare la tua flessibilità cognitiva. E se proprio non sai rispondere ad una definizione e devi sbirciare tra le soluzioni dovrai tenere a mente il numero della definizione da cercare: per questo allenerai anche la tua memoria di lavoro. Mia nonna spesso si lamenta del fatto che ci sono parole inglesi che non conosce: può quindi anche essere un modo per imparare qualche parola. Il sudoku richiede ancora più capacità strategiche e di pianificazione e i diversi livelli di difficoltà renderanno il tutto ancora più sfidante e motivante. Avresti mai pensato che dei semplici giochi enigmistici potevano nascondere l’attivazione di tutti questi sotto-processi? Se non sei esperto ma abbiamo suscitato la tua curiosità e vuoi provare a cimentarti, “Enigmistica IN” è tra le più famose https://www.enigmisticain.it/

Come stimolare l’attenzione e le funzioni esecutive?

Ecco alcuni divertenti giochi da fare con tutta la famiglia! 1) Manolesta    https://www.erickson.it/it/manolesta Questo gioco nasce per sviluppare l’attenzione, la memoria di lavoro, l’autocontrollo, la capacità di calcolo e la velocità di elaborazione.        2) C’era un pirata  https://www.erickson.it/it/c-era-un-pirata Questo gioco stimola la memoria di lavoro e l’attenzione          3) Fantascatti https://www.migliorigiochi.eu/giochi/giochi-abilita/fantascatti/ Questo gioco stimola  la velocità di elaborazione, il ragionamento e l’inibizione.          4) Tip top clap: Ecco un divertente gioco per potenziare la memoria http://www.djeco.com/data/rules/DJ05120_IT.pdf           5) Cortex:  Questo gioco è costituito da una serie di carte che consentono di allenare diverse abilità cognitive come la memoria, l’attenzione, il ragionamento  https://www.asmodee.it/giochi_cortex.php  

L’importanza della lettura per gli anziani

Leggere è un passatempo diffuso e un’abitudine di vita positiva che ha numerosi benefici. Fin dalla prima infanzia i genitori sono incoraggiati a leggere i libri ai figli per le ricadute positive che questa attività ha sul piano dello sviluppo cognivo ed emotivo. E’ stato dimostrato che anche nelle persone sopra i 55 anni l’abitudine alla lettura è accompagnata da vantaggi non indifferenti, senza contare che si tratta di un’attività di per sé piacevole. 5 buoni motivi per coltivare la lettura Migliora la concentrazione Forse sei abituato a svolgere più attività contemporaneamente, magari anche di fretta. In tal senso, la tua capacità di concentrazione è messa a dura prova. Immergerti nella lettura di un buon libro può essere un modo per aiutarti a sviluppare la tua concentrazione, abituandoti a svolgere un’attività esclusiva per un tempo sufficientemente lungo. Migliora la memoria Siamo fatti di abitudini quotidiane e non è insolito scivolare in una routine monotona che include ad esempio guardare la televisione per lungo tempo o impegnarsi in attività passive. A pensarci bene un buon libro può stimolare la tua concentrazione, aiutandoti a ricordare i dettagli di una storia che non hai mai incontrato prima, dunque di sicuro ne gioverà la tua memoria. Aumenta la riserva cognitiva  Quando leggi impari continuamente nuove cose, dunque accresci le tue conoscenze, aiutando così la mente a rimanere giovane e in salute. Esercita la fantasia e lo svago E’ abbastanza ovvio: leggere un buon libro implica la capacità di esercitare uno sforzo immaginativo che ti permette di immergerti nella trama della storia. Inoltre, ti aiuta a mettere tra parentesi i problemi della quotidianità, generando momenti di piacere e diminuendo lo stress. Facilita la socializzazione Gli anziani che amano leggere hanno l’opportunità di incontrare nuove persone, poiché frequentano le biblioteche o gruppi di lettura che diventano così l’occasione per stringere nuove amicizie. A tal proposito mi viene in mente quel detto che dice: “il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla!”…così è anche per un buon libro. Ricorda, leggere è sempre una buona abitudine che ti mantiene giovane dentro e ti fa viaggiare con la mente in territori inesplorati. A questo punto vorrei suggerirti un libro che mi ha permesso di trascorrere un buon tempo di relax. Si tratta del romanzo di Simona Morani dal titolo “Quasi arzilli”. E’ un libro scritto con frasi brevi, scorrevole, divertente ma non banale.

Il segreto per invecchiare bene: l’umorismo.

In una recente intervista, il comico Paolo Hendel ha affermato: “Sono contento di essere stato giovane, mi è piaciuto e lo rifarei volentieri. Ma tutto sommato mi sono trovato bene anche dopo. La vecchiaia è una stagione della vita che vale la pena vivere. Basta farlo nel modo giusto, con il sorriso. Ridere fa bene alla salute… Ridere anche delle cose meno belle della vita è una grande vittoria. Il trucco sta tutto qui: esorcizzare la negatività aiuta a dormire meglio la notte e a sentirsi meno soli”. L’umorismo è una caratteristica esclusiva dell’essere umano e rappresenta la capacità intelligente di cogliere e ritrarre il lato curioso e gli aspetti comici e incongruenti della realtà. La risata è invece la risposta a emozioni positive di allegria e benessere ma può anche essere espressione di emozioni negative, come rabbia o agitazione, la cosiddetta risata nervosa. Sono ormai noti i numerosi benefici psicofisici legati alla risata, forse un po’ meno quelli riconducibili ad un sano senso dell’umorismo. Due preziosi benefici dell’umorismo: l’umorismo migliora e facilita le relazioni con gli altri, utilizzando commenti e battute divertenti su eventi che spesso non hanno una connotazione umoristica in sé, ma la assumono attraverso la condivisione in gruppo e scatenano ilarità e risate. Studi scientifici evidenziano il ruolo della risata nella produzione di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello che, migliorando il tono dell’umore, fungono da antidepressivo naturale. l’umorismo stimola un atteggiamento benevolo verso se stessi e gli accadimenti della vita, portando la persona nella condizione di riuscire a sorridere delle proprie debolezze, a non prendersi troppo sul serio, e a cercare l’aspetto umoristico anche negli eventi negativi come aiuto per sdrammatizzare e alleggerire le tensioni della vita quotidiana. Quindi, è grazie ad un sano senso dell’umorismo che l’attrice e autrice Franca Valeri, quasi centenaria, scrive: “Ho comprato un bellissimo quaderno inutilmente grande, per scriverci le cose che non posso più fare da sola. Quasi tutto, ma accompagnata posso fare tutto, considerando anche la cortese prepotenza del mio carattere”. Se è vero che nel corso della vita ricorriamo all’aiuto di chi ci sta accanto senza troppe remore, questo dovrebbe valere ancora di più quando gli anni cominciano a farsi sentire. Imparare a farsi aiutare, senza vivere il ricorso all’altro come una sconfitta personale, contribuisce a migliorare il proprio benessere emotivo.   Per concludere, vorrei invitarti ad approfondire questo argomento, attraverso una testimonianza diretta su come rendere concreto il senso dell’umorismo nella propria vita. Ti consiglio la piacevole lettura del libro di Paolo Hendel intitolato “La giovinezza è sopravvalutata. Il manifesto per una vecchiaia felice”. Fammi sapere se ti è piaciuto.

Funzioni esecutive e terza età: quali cambiamenti?

Le funzioni esecutive costituiscono un concetto psicologico di tipo multidimensionale, ovvero definisce una serie di processi cognitivi di “ordine superiore”, che vanno oltre le capacità di base come il linguaggio, che consentono di mettere in atto dei comportamenti adattivi, cioè dei comportamenti funzionali al raggiungimento di un obiettivo in maniera autonoma. Sono quindi tutte quelle capacità che ti permettono di essere efficiente nella quotidianità e di compiere compiti complessi, ancor più se ti trovi in situazioni nuove e non quindi di routine.   Quali processi cognitivi comprendono le funzioni esecutive? Normalmente quando si parla di funzioni esecutive si fa riferimento a queste capacità (gli esperti stessi non sono d’accordo sulla definizione): memoria di lavoro: è la capacità di mantenere delle informazioni nella propria memoria per un periodo limitato di tempo con l’obiettivo di utilizzarle in vista di uno scopo. Se ad esempio chiedi indicazioni stradali per raggiungere un luogo, a meno che non usi carta e penna per appuntartele, dovrai utilizzare la tua memoria di lavoro per ricordarti che ad esempio prima dovrai svoltare a sinistra, allo stop svoltare a destra, alla rotonda andare dritto ecc… l’attenzione selettiva e sostenuta: è la capacità di focalizzare la propria attenzione su uno stimolo e mantenerla per un certo periodo di tempo. Se ad esempio non vorrai perderti nessuna notizia del telegiornale dovrai mantenere un buon livello di attenzione per non farti scappare nessun dettaglio. pianificazione: si tratta della capacità di creare uno schema, di definire tutti i passaggi e le azioni necessarie per raggiungere un obiettivo. Questo implica ponderare bene le opzioni disponibili. Se ad esempio si deve preparare una ricetta occorre pianificarne l’organizzazione e se si dispone di poco tempo valutare quale metodo di cottura sarà il più veloce. decision making e problem solving: ovvero la capacità di prendere decisioni e risolvere problemi. automonitoraggio: ovvero la capacità di osservare il proprio operato come se lo si guardasse dall’esterno. Questo ti consente ad esempio di autocorreggerti quando ti rendi conto di aver commesso un errore. inibizione: è strettamente collegata all’attenzione in quando rappresenta la capacità di focalizzarsi su uno stimolo senza che altri interferiscano. Informazioni irrilevanti vengono bloccate affinché inibisci e dunque eviti o blocchi una certa azione. flessibilità: è la capacità di essere flessibili, dunque di adattare e modificare il proprio comportamento in base al compito richiesto e al contesto in cui ti trovi. Se ad esempio devi recarti in un luogo ma la batteria della macchina si scarica, e non vorrai rinunciare, dovrai flessibilmente trovare delle strategie alternative come andare in bicicletta, usare i mezzi pubblici o farti dare un passaggio da qualcuno.   Cosa accade a queste abilità nella terza età? Le funzioni esecutive sono delle abilità che non sono stabili nel tempo: evolvono e si modificano. Tendono a svilupparsi fino al periodo dell’adolescenza per poi consolidarsi e subire in seguito un decremento intorno ai 60 anni. È bene però sottolineare che non per tutte le persone è così e soprattutto non tutte le funzioni seguono lo stesso percorso. Con l’avanzare dell’età mediamente le funzioni che tendono ad indebolirsi sono soprattutto la memoria di lavoro, la pianificazione, l’inibizione e la flessibilità.   Se vuoi conoscere lo “stato di salute” delle tue funzioni esecutive e più in generale delle tue funzioni cognitive, puoi contattarci per una valutazione neuropsicologica e magari intraprendere un percorso per allenarle. Per approfondire: https://www.stateofmind.it/tag/funzioni-esecutive/ https://qi.hogrefe.it/rivista/le-funzioni-esecutive-aspetti-cognitivi-e-motivazionali-necessar/

Incidenti domestici, come prevenirli?

Una prudente gestione della casa e la cura dei punti più esposti ai rischi aiutano a evitare situazioni dai risvolti talvolta drammatici: gli incidenti domestici. Quando succedono queste brutte esperienze molte persone pensano a quanto sono stati sfortunati e che la causa sia la cattiva sorte. In realtà sappiamo che è possibile prevenire la maggior parte degli incidenti domestici, il segreto sta nel prendere in esame quali sono i “punti deboli” della propria casa e del proprio comportamento a cui prestare attenzione. Vediamoli insieme: Impianto elettrico Per mettere in sicurezza questo ambito non basta far realizzare l’impianto elettrico da personale competente, e secondo le norme infortunistiche, ma occorre anche adottare delle semplici regole di comportamento e di prudenza. Basti pensare che gli incidenti domestici più pericolosi sono quelli che avvengono in bagno. L’acqua, che è un ottimo conduttore di corrente, può favorire il passaggio della corrente elettrica. E’ dunque importante tenere lontano dall’acqua qualsiasi apparecchio elettrico, come l’asciugacapelli. Mai utilizzarlo con le mani bagnate perché potrebbe essere davvero pericoloso.   Impianto a gas Un impianto realizzato nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza, e tenuto costantemente sotto controllo, è già indice di una buona prevenzione. Inoltre, l’odore caratteristico del gas consente di individuare qualsiasi tipo di perdita e quindi di correre ai ripari. Tuttavia, può accadere che con l’avanzare dell’età l’olfatto diventi meno efficiente, e dunque la nostra capacità di percepire il tipico odore diventa meno affidabile.     Tra le cause frequenti degli incidenti domestici ci sono anche i comportamenti sbagliati dovuti alla fretta, alla stanchezza e alla disattenzione. Eccoti qualche piccolo suggerimento utile: abbassa sempre le tapparelle quando pulisci i vetri delle finestre; privilegia la scala agli incerti sgabelli quando devi raggiungere piani alti; non improvvisare scale di fortuna quando devi pulire i lampadari; non toccare mai prese, spine, lampadine ecc. con le mani bagnate ed eventualmente stacca l’interruttore generale; infila i guanti di gomma quando pulisci affettatrici, coltelli elettrici e tutti gli oggetti dotati di lame taglienti; chiudi sempre le ante degli armadietti dopo averli puliti: gli spigoli sono molto pericolosi; non improvvisare cocktail di detersivi liquidi (ammoniaca con candeggina, acido muriatico ecc.) le cui esalazioni potrebbero causarti gravi intossicazioni; fai attenzione a prendere i farmaci esattamente come indicato. Se prendi più di un farmaco, utilizzare un organizzatore giornaliero delle pillole in modo da poter tenere traccia di ciò che è necessario prendere e se lo hai assunto. rimuovi pericoli di inciampo come ingombri, tappeti. Per concludere, se non vuoi incorrere in incidenti domestici i nemici da combattere sono soprattutto la distrazione e il voler fare più cose contemporaneamente. Con il passare degli anni la memoria di lavoro per funzionare bene ha bisogno di un tempo maggiore per fissare le informazioni da ricordare, quindi meglio evitare di fare più cose nello stesso tempo perchè affaticheresti la tua mente aumentando così il rischio di distrazione e dunque la possibilità di incorrere in incidenti domestici.

Perché è importante tramandare le ricette di famiglia?

Qualche tempo fa mentre passeggiavo vicino agli orti cittadini, ho sentito un odore di pomodori freschi che mi ha catapultato in un ricordo della mia infanzia. Da bambina giocavo nell’orto di una zia anziana con le mie sorelle e nelle giornate assolate e spensierate ci rincorrevamo tra le piante di pomodoro. E poi ricordo mia nonna che ci chiamava quando il pranzo era pronto in tavola e allegramente gustavamo il sugo cucinato con i pomodori freschi che profumava di basilico. Che bei ricordi! Questo ricordo è un pretesto per parlare delle ricette di famiglia e del perché è importante tramandarle di generazione in generazione. 3 buoni motivi per tramandare le ricette di famiglia 1) tramandare le ricette di famiglia aiuta a mantenere la mente attiva. Quando devi spiegare il procedimento per realizzare una ricetta, stimoli diversi processi cognitivi: ad esempio l’attenzione, la concentrazione, la memoria e il ragionamento logico, che ti guida nell’elencare la precisa quantità e la giusta sequenza degli ingredienti. Se anziché spiegare la ricetta a voce la scrivi su un foglio, devi esercitare uno sforzo cognitivo maggiore che tuttavia avrà un valore affettivo per chi lo leggerà. 2) cucinare insieme ai propri affetti una ricetta della propria tradizione familiare è un’esperienza unica perché trasmette un senso di condivisione e di vicinanza affettiva, che riempie il cuore e alimenta i ricordi positivi. 3) cucinare una ricetta di famiglia può avere un effetto rassicurante, perché rinforza un’abitudine che ci regala un senso di appartenenza al nostro clan familiare e ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. Per concludere, oggi ti ho parlato delle ricette di famiglia perché ci tenevo a dirti che la felicità è fatta di piccole cose e nei momenti di incertezza avere delle buone abitudini che ci riportano alla nostra storia familiare, può donarci un senso di sicurezza e di serenità. Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi conoscere i più apprezzati blog di cucina di tradizione e a conduzione familiare, puoi cliccare qui.

La valutazione neuropsicologica nell’anziano: il check-up della tua mente

Anche se il nome può incutere un po’ di timore per la sua complessità, la valutazione neuropsicologica nell’anziano in realtà costituisce un ottimo modo per avere un quadro completo dello stato di salute delle tue funzioni cognitive in questo momento. Ma più nel dettaglio cosa intendiamo per valutazione neuropsicologica? A livello fisico periodicamente dovresti effettuare dei check-up, ovvero dei controlli per monitorare ad esempio lo stato di salute del tuo cuore, il livello di glicemia nel sangue, ecc… ecco, allo stesso modo la valutazione neuropsicologica ti consente di effettuare un check-up del funzionamento della tua mente. Questo può essere effettuato per differenti motivi: – in termini preventivi, consente di comprendere come sta invecchiando la tua mente e, qualora presentasse qualche normale “acciacco” legato all’età e ne avessi voglia, potresti intraprendere degli incontri per tenerla in allenamento e potenziarla. Intervenire in termini preventivi, però, potrebbe anche voler dire intervenire tempestivamente nei casi di un sospetto decadimento cognitivo patologico, ad esempio nei casi di demenza, che richiederebbe inoltre ulteriori approfondimenti coinvolgendo ad esempio anche i familiari. – in termini riabilitativi, consentirà di analizzare il funzionamento della mente in seguito ad una lesione cerebrale (es. in seguito ad un ictus) nell’ottica di impostare un intervento finalizzato a ripristinare il più possibile le funzioni danneggiate. È molto importante sottolineare che una valutazione di questo tipo non ti consentirà solo di comprendere quali funzioni sono maggiormente fragili o deteriorate, ma anche quali risultano, invece, maggiormente preservate costituendo i tuoi punti di forza. Quali funzioni vengono valutate? E in che modo? Normalmente le funzioni maggiormente indagate sono in parte anche quelle che più comunemente vanno incontro ad un indebolimento con l’avanzare dell’età: – la memoria – il linguaggio (comprensione e produzione linguistica) – il ragionamento logico – l’attenzione – l’orientamento nel tempo e nello spazio Prima di cominciare la valutazione il clinico effettuerà l’anamnesi, ovvero raccoglierà la tua storia clinica (i tuoi dati personali, lo stato di salute, il livello di istruzione, la professione svolta, ecc…) e ti chiederà il motivo per cui vuoi effettuare questa valutazione: questo servirà per integrare i dati ottenuti nelle varie prove ed avere un quadro più completo. In seguito ti verrà proposta una “batteria” di test, ovvero una serie di prove che andranno a valutare le funzioni appena elencate. Al termine ci sarà un momento di “restituzione” in cui verrà comunicato il profilo di funzionamento emerso. E le tue funzioni cognitive come stanno? Se sei curioso di scoprirlo contatta il nostro centro: da lunedì 8 giugno a lunedì 15 giugno 2020 verranno effettuati degli screening gratuiti in occasione dell’evento della “Settimana del Cervello”. Per maggiori informazioni clicca qui

Il segreto della felicità è la gratitudine

Scrive Ralph Waldo Emerson, filosofo statunitense: “Coltiva l’abitudine di essere grato per ogni cosa buona che ti arriva, e a ringraziare continuamente. E siccome ogni cosa ha contribuito al tuo avanzamento, dovresti includere nella gratitudine tutte le cose”. La gratitudine è un sentimento positivo che può arricchire la tua vita, e che non equivale solo ad essere grato per ciò che hai, ma è uno stato d’animo che viene dal profondo di te stesso e si manifesta anche con un gesto di apprezzamento e di gentilezza verso gli altri. La psicologia positiva, un movimento che studia i fattori utili a migliorare il benessere delle persone, si è occupata della gratitudine. Di seguito puoi leggere una ricerca interessante. Gli psicologi Robert Emmons dell’Università della California e Michael McCollough dell’Università di Miami hanno diviso in gruppi i partecipanti di una ricerca e chiesto loro di scrivere alcune frasi tutti i giorni e per 10 settimane. Al primo gruppo di soggetti è stato chiesto di scrivere delle frasi che riguardassero cose di cui erano grati. Al secondo gruppo di soggetti è stato chiesto di scrivere frasi che riguardassero eventi di cui erano dispiaciuti. Infine, al terzo gruppo di soggetti è stato chiesto di scrivere frasi che riguardavano eventi accaduti durante la settimana, senza riferire indipendentemente dal fatto che fossero positivi o negativi. Al termine delle 10 settimane, ai partecipanti è stato chiesto di indicare come si sentivano sul piano fisico e più in generale nella loro vita. Ebbene, dai risultati dello studio è emerso che il gruppo di soggetti ai quali era stato chiesto di scrivere le frasi di eventi di cui erano grati, si sentiva più ottimista ed era più attivo fisicamente. Ma come coltivare la gratitudine nella tua vita? Metti al centro della tua vita la riconoscenza, scrivendo un diario della gratitudine. La gratitudine è un piccolo seme che va coltivato se vuoi che diventi una pianta forte e robusta. Dedica del tempo per scrivere sul tuo diario cinque cose di cui sei grato. L’obiettivo dell’esercizio è ricordare un buon evento, un’esperienza, una persona o una cosa della tua vita, grande o piccola che sia. Abituati a scrivere il diario a fine giornata, prima di andare a letto. Ricorda che anche nelle giornate difficili c’è sempre qualche cosa di cui essere grati nella vita. Può anche essere utile rileggere il tuo diario per ricordarti i momenti piacevoli della tua quotidianità. Ecco alcuni suggerimenti per scrivere al meglio il tuo diario:   sii preciso: la frase: “sono grato perché mercoledì la mia nipotina è venuta a trovarmi e mi ha messo allegria” è più efficace di: “sono grato per la mia nipotina”; sii grato anche per le conseguenze negative che hai evitato, sfuggito, o sei riuscito a prevenire o trasformare in qualcosa di positivo: non è sempre questione di fortuna, ma la conseguenza di azioni volontarie. assapora gli eventi inaspettati. L’effetto sorpresa è in grado di suscitare intensi livelli di gratitudine; scrivi regolarmente. Decidi quando scrivere, se tutti i giorni, a giorni alterni o una volta alla settimana, poi mantieni l’abitudine nel tempo; considera gli eventi positivi che ti accadono come doni della vita. Ti aiuterà ad assaporarli fino in fondo e a non darli per scontati. Ora non ti resta che iniziare a scrivere. Procurati un quaderno e prenditi un po’ di tempo per fermarti a riflettere. Ti basta trovare un luogo tranquillo e fermarti a sentire la gratitudine.